sabato 27 settembre 2008

Martiri cristiani del XXI secolo

di Francesco Carboni
La Chiesa cattolica in cammino. Dal 2ooo a oggi sono già più di cento in trentanove nazioni. Papa Giovanni Paolo II ammonì i cristiani a esser pronti ogni giorno alla “suprema testimonianza del sangue per la verità e la giustizia”, di fronte ai moderni Erode. Il “secolo breve”, segnato dai totalitarismi , ha lasciato dietro di sé una lunga scia di sangue cristiano. Ma anche il terzo millennio si apre nel segno del martirio. Oggi nei martirologi finiscono numerosi esponenti delle Chiese locali, a dimostrazione di un impegno” a favore della gente “sempre più marcato; non di rado sono i laici a morire, più vulnerabili del prete o del vescovo. In Colombia soltanto negli ultimi tre anni sono caduti un vescovo, vari preti, seminaristi e laici a motivo della loro testimonianza cristiana. Di recente, proprio in riferimento alla situazione latinoamericana, si è proposto di riformulare il concetto stesso di martirio alla luce di tante vicende personali di persone uccise non esplicitamente “in odium fidei” ma in nome dei valori evangelici della solidarietà, della giustizia e della pace. Dove invece l’avversione esplicita alla fede cristiana miete il numero maggiore di vittime è nei paesi a maggioranza musulmana. L’11 settembre e le guerre in Afganistan e Iraq hanno, in alcuni contesti, complicato ulteriormente le cose: l’estremismo religioso si è mescolato con un odio anti-occidentale che ha portato ad individuare nel cristiano un nemico ipso facto. Se il Pakistan è oggi uno degli scenari più problematici per i cristiani, tra le situazioni critiche va segnalata l’isola di Mindanao, nelle Filippine, dove la popolazione, contrariamente al resto del paese, è in maggioranza musulmana. Anche in Indonesia negli ultimi anni si sono registrate forti tensioni, specie nelle Molucche: a farne le spese sono stati in più occasioni i cristiani. In Medio Oriente, Chiese di antichissima tradizione (risalenti addirittura all’epoca apostolica) vivono oggi una difficilissima condizione, sottoposte come sono a pesantissime restrizioni della libertà e non di rado a violenze. La parola martirio è di tremenda attualità anche in Sudan. In Egitto, considerato “paese moderato”, non è certo un luogo dove ai cristiani sia permesso esercitare pienamente il loro diritto alla libertà religiosa. I cristiani sono di fatto cittadini di serie B e la conferma sta nel fatto che qualche mese fà sono state arrestate delle persone semplicemente colpevoli di essersi convertite al cristianesimo. Non c’è, tuttavia, solo l’estremismo musulmano a colpire le Chiese. Quello di marca induista non è meno pericoloso e devastante. Negli ultimi anni in India si è verificato uno stillicidio di uccisioni a danno di figure rappresentative della Chiesa cattolica, per mano di elementi in qualche modo legati alle formazioni politiche e militari che propugnano l’ideologia dell’hindutva, secondo cui identità nazionale e religiosa fanno un tutt’uno. In base a questa dottrina, l’indiano che si converte al cristianesimo o all’islam va considerato un elemento deviante e per questo va reciso dal corpo delle nazione, a meno che si riconverta. Un’ondata di violento fondamentalismo religioso ha investito di recente il paese e i cattolici ne hanno fatto le spese in più occasioni. Nei paesi comunisti le condizioni di vita per i cristiani permangono difficili, talora drammatiche. In Cina, ad onta dei proclami ufficiali, la libertà religiosa continua ad essere un concetto aleatorio e si susseguono arresti e detenzioni arbitrarie di vescovi, preti e laici, cattolici e protestanti, che si rifiutano di sottostare al partito comunista. In Vietnam ci sono segni di miglioramento, ma l’ufficio per gli affari religiosi mantiene il suo stretto controllo su seminari e nomine episcopali, nonché di fatto sull’esercizio del culto. Per quanto riguarda Laos e Corea del Nord vi è un quadro decisamente allarmante. A Cuba la situazione è migliore rispetto al passato. Quella cubana rimane comunque una società nella quale la cappa del regime comunista mantiene il controllo rigido su tutte le espressioni culturali, religiose e politiche che in qualche modo vengono avvertite come potenzialmente ostili al potere. Dei trentanove paesi teatro di massacri di cristiani negli ultimi quattro anni, quasi la metà si trovano nel martoriato continente africano. Non è un caso. L’Africa delle mille guerre dimenticate, della violenza endemica, della povertà che genera violenza chiede alla Chiesa una testimonianza particolarmente esigente. In molti paesi sacerdoti, religiose e laici hanno perso la vita per la semplice ragione che non hanno abbandonato la loro comunità nell’ora della guerra, pur sapendo benissimo a cosa andavano incontro. Come dimenticare, a dieci anni di distanza, l’enorme tragedia del Ruanda dove oltre duecento fra preti, suore, vescovi, seminaristi e laici pagarono con la vita il loro rifiuto di adeguarsi alla logica del genocidio. Può forse sorprendere, ma da un esame delle circostanze in cui sono stati uccisi missionari e personale ecclesiastico locale negli ultimi anni emerge un dato all’apparenza sconcertante. Si tratta spesso di morti casuali, di omicidi dettati da motivazioni banali quali la rapina o il furto. A volte il coinvolgimento diretto con la vita della gente porta a morti che apparentemente non hanno nulla di eroico. In tutti questi casi è chiaro che la definizione di martire “in odium fidei” non regge. Ma come non chiamare martirio quello di chi rimane e resiste in contesti potenzialmente pericolosissimi, pur di annunciare il Vangelo e testimoniare la carità cristiana? Scorrendo la lista dei paesi teatro di massacri, si scopre una varietà di situazioni che fanno il paio con le diverse modalità di presenza e testimonianza che ogni Chiesa locale offre. Anche qui siamo in presenza di una forma di globalizzazione: l’evangelizzazione non è più patrimonio esclusivo degli istituti missionari, ora le Chiese locali danno prova di un nuovo protagonismo. Stando ai dati del 2003, su 29 martiri sono ben 22 i seminaristi, laici e laiche del posto che hanno pagato col sangue la loro fedeltà al Vangelo. Di molti non sappiamo il nome e nessuno aprirà cause di beatificazione. Eppure i cristiani del nord del mondo, meno inclini al martirio, dovrebbero guardare a costoro come a modelli. Silenziosi, ma modelli.

martedì 23 settembre 2008

I Legionari di Cristo

di Francesco Carboni

Affascinanti e impossibili. Il seminario della Legione di Cristo, a Roma, è tutto spazio, luce, ordine. Lungo i corridoi di marmo, o tra i pini e gli ulivi centenari del quartier generale, i Legionari camminano eretti, silenziosi, eleganti nel clergyman nero con il collarino bianco, una croce sul risvolto. Sono circa 400 e fanno voto di castità. A partire dall’uniforme nera, c’è "un’estetica legionaria"fissata dal fondatore, il prete messicano Marcial Maciel , morto il 31 gennaio del 2007. I legionari, giovani e atletici, costruiscono la Chiesa del domani, internazionale, sottomessa al Papa, devota alla Vergine. Riconosciuta dal diritto pontificio nel 1965, la nuova congregazione è diventata la pupilla di Giovanni Paolo II. Sono necessari 14 anni di studio per diventare Legionario. Sveglia alle 5, un’ora di meditazione in cella o nella cappella, messa e prima colazione, pulizia delle camere, studi e corsi, primo esame di coscienza. Angelus a mezzogiorno, meditazione in solitudine, studi, preghiera prima dell’eucarestia. Fino al tramonto. Magnifico Rettore dell’Università Europea, fondata dalla Congregazione dei Legionari è padre Paolo Scarafoni. E' lui che realizza i casting delle menti di un polo universitario che punta a formare i quadri dirigenti dell’establishment in Italia.

Aics Sassari - autodifesa per donne

lunedì 22 settembre 2008

Cristiani massacrati

di Francesco Carboni

L’India del Mahatma Gandhi, della tolleranza e della democrazia è scivolata nella vergogna. La vergogna è che i cristiani dell’India, una forza importante per lo sviluppo sociale ed economico del Paese, vengono massacrati, mentre governi mondiali e associazioni umanitarie tacciono. Il pogrom contro i cristiani si è scatenato dal 23 agosto in poi nello stato dell’Orissa. Il bilancio è gravissimo e destinato a crescere: decine di morti, almeno 52 chiese (fra cattoliche e protestanti) distrutte, centinaia di case danneggiate, quattro conventi, cinque fra ostelli e alloggi per giovani, sei istituti cattolici dediti al volontariato e al sociale devastati, centinaia di auto e altri oggetti personali incendiati. Ancora oggi migliaia di cristiani, fuggiti al massacro, vivono nelle foreste vicine, nel terrore, senza abiti, nè cibo. L’Orissa, uno stato del nord-est indiano, non è nuovo a queste ondate di persecuzione. Lo scorso dicembre, alla vigilia di natale, a spingere le folle indù contro i cristiani vi era Swami Laxmanananda Saraswati, uno dei capi del Vhp. Quest’ultimo sussulto di persecuzione è avvenuto proprio dopo la morte dello Swami ad opera di un gruppo terrorista maoista la sera del 23 agosto. Sebbene anche alla polizia fossero chiari gli autori dell’assassinio dello Swami, alcuni capi del Vhp hanno subito dato la colpa ai cristiani e durante le cerimonie funebri del guru migliaia di radicali indù hanno dato inizio al pogrom col grido "uccidete i cristiani, distruggete le loro istituzioni". L’accanirsi contro persone e strutture serve ad eliminare la missione dei cristiani. Tribali - spesso utilizzati come schiavi per i lavori agricoli - e Dalit, gli emarginati dalle caste, vedono nel cristianesimo una strada per migliorare la loro condizione sociale e umana, nella speranza di vedere affermati i loro diritti, trovare finalmente una dignità al loro essere uomini. Nell’opporsi all’impegno dei cristiani, i fondamentalisti indù si oppongono anche all’induismo di Gandhi, che voleva per l’India un Paese laico, aperto a tutte le religioni, l’eliminazione delle caste e la dignità dei Dalit, da lui definiti "figli di Dio". Il Vhp, nel suo nazionalismo esclusivo, molto vicino al nazismo, vuole invece eliminare dall’India cristiani, musulmani e parsi. Insomma: distruggere la storia dell’India, da sempre luogo d’incontro e di integrazione fra culture e religioni. Oltre alla "vergogna" dell’India, vi è anche una "vergogna" per l'Europa e per il mondo. Solo il ministro degli esteri italiano Franco Frattini ha fatto sentire la sua voce. Ma nessun altro governo ha osato dire qualcosa su massacri dell’Orissa, chiedendone la fine. Molte associazioni (spesso pronte a difendere gruppi, minoranze e specie in estinzione), o impegnati pacifisti hanno preferito tacere e anzi sospettare che dietro le accuse di proselitismo fatte dai radicali indù ci sia una qualche verità. Nel loro memorandum i cattolici indiani chiedono che il controllo del distretto di Kandhamal sia tolto alle autorità dell’Orissa, dimostratesi già due volte incapaci di fermare i fondamentalisti, e sia affidato all’esercito indiano. Inoltre chiedono che sia garantita assistenza e riabilitazione immediata ai profughi costretti ad abbandonare le loro case e l’istituzione di tribunali che seguano procedimenti accellerati per giudicare i colpevoli delle violenze. L’appello è stato inviato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ai Presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, al ministero degli esteri. Sono stati i primi firmatari del documento dell’intergruppo per la sussidiarietà "per la fine della furia anticristiana in India", lanciato di recente al Meeting di Rimini dai parlamentari Vannino Chiti, Maurizio Lupi, Ermete Realacci, Maurizio Gasparri e Ugo Sposetti. Importante anche il fatto che il 10 settembre 2008 a Roma vi sia stata una fiaccolata per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema e a detta degli organizzatori questo è il primo passo per tenere i riflettori puntati sulla situazione nell’Orissa. Insomma, qualcosa si muove. Ma non basta.

lunedì 15 settembre 2008

Simula - Sos poetas de Ossi

di Maria Laura Patta

OSSI - In occasione della prima ristampa dell’antologia "Sos poetas de Ossi", William Simula poeta contempoarneo, autore ed editore, parla in esclusiva di sé come artista e come uomo folgorato dalla poesia.
Come mai hai realizzato questa antologia? Pensavi ce ne fosse il bisogno?
Simula - Mi ha spinto la nostalgia per un passato raccontato dagli anziani che ho incontrato, costituito da cose genuine. Nelle poesie si affrontano temi semplici, dal lardo alle campagn. Si parla della vita e del pane quotidiano.A quel tempo non esisteva il superfluo e la gente viveva e godeva di cose essenziali, non soffriva del senso di inadeguatezza di cui è vittima oggi.
Hai voluto nobilitare dei personaggi che erano conosciuti al loro tempo ma che oggi risultano estranei alla maggior parte della popolazione?
Simula
- Risultano sconosciuti ai più in quanto fanno parte di epoche lontane. Ma nel primo 900 erano conosciutissimi. Uno in particolare era noto in tutta la regione. Parlo dfi Antonio Andrea Cucca, a cui giustamente Ossi ha dedicato anche una piazza. è uno dei sette poeti estemporanei più importanti del 900 sardo. Gli altri poeti che cito nella mia antologia erano altrettanto famosi anche se solamente a livello locale.
A chi è rivolta questa antologia?
Simula
- Agli anziani a cui voglio bene. Mi piace l’idea di ricevere l’attenzione degli anziani che ricorderanno il paese della loro gioventù? Voglio omaggiare gli anziani, dimenticati dalla società. Ma spero di destare anche l’attenzione dei giovani.
Sei riuscito a trovare solo i pochi frammenti citati o ne esistono anche altri?
Simula
- Ne esistono altri ma per ragioni economiche ho dovuto limitarne l’inserimento. Sono anche l’editore di questo volumetto che è finanziato con i miei risparmi e la mia fatica. Inoltre amo definirmi un "artista minimalista", mettere in risalto quelle cose apparentemente piccole e banali ma che poi fanno la vita.
Comporre poesie o racco-glierle paga di questi tempi?
Simula
- Non lo so. Sono negato dal punto di vista econo-mico. So scrivere bene ma non so procurare i quattrini per finanziarmi. Per me conta il valore artistico.
Hai un poeta nel quale poterti riconoscere?
Simula
- Mi affascina Luca Biosa. Era un uomo solare, creativo, stravagante, impre-vedibile, un po’ come me.

Ossi - La Grande festa di Musicarte

di Maria Laura Patta

OSSI - Eì di 45mila euro la somma che i ragazzi della consulta giovanile del paese hanno racimolato per realizzare la terza e fortunatissima edizione di "Musicarte, festa dell’aria e delle note". Il progetto che nasce tre anni fa, ha visto negli anni prima il coinvolgimento di gruppi locali come Askra e Malos cantores per poi culminare lo scorso 14 Giugno con l’esibizione, in esclusiva per la Sardegna, del gruppo "combat folk" dei Modena City Ramblers. Quest’anno al di là della parte musicale, è stato particolarmente curato l’aspetto artistico da parte dell’associazione "Eventi Verticali". Una vera festa che ha coinvolto anche i bambini con varie iniziative tra cui la scuola di aquiloni e di circo. Qualcuno ha pensato che la presenza degli McR fosse dovuta al fatto che è un gruppo dichiaratemente di sinistra. Ma dall’associazione negano decisamente motivando la scelta con esclusive ragioni artistiche e musicali. Anzi, la Consulta coglie l’occasione per "demolire il luogo comune che descrive la stessa consulta giovanile come organizzazione di sinistra. In realtà ci tengon a spiegare che si tratta solo di giovani che lavorano per far star bene e fare divertire gli altri giovani del paese. Insomma: apolitici ed apartitici. Poi capita che si parli di politica, ma in maniera amichevole, nel rispetto delle idee politiche fra le più disparate. Comunque, per raccogliere il danaro suficiente devono ringraziare gli sponsor, ben 108, la regione, la provincia e il comune. Oltre alla vendita di circa 4 mila biglietti della lotteria. Insomma, hanno creduto in ciò che facevano e sono stati ricompensati. E il pubblico ha risposto davvero alla grande visto che la manifestazione ha accolto migliaia di visitatori. E per chiunque volesse vederli, saranno disponibili anche i bilanci della stessa iniziativa. Per il momento, la Consulta giovanile non sta pensando alla quarta edizione di Musicarte. Ma l’idea è quella di organizzare qualcosa di eclatante anche per l’anno prossimo, Ovviamente, l’invito è rivolto anche a quei giovani che adesso non fanno parte della Consulta ma che possono aderire in qualunque momento.

lunedì 8 settembre 2008



La via del sangue aspetta soldi

di Mauro Piredda

SASSARI - "La Sassari-Olbia è stata per decenni sulla bocca di tutti come priorità politica da sbandierare ai quattro venti, è ora che il governo risolva seriamente questa emergenza". Alessandra Giudici, presidente della pro-vincia scrive al sottosegretario Bertolaso. La "strada del sangue". Così viene chiamata questa vergogna che unisce i due lati opposti della Sardegna. La quantità di morti, anche orribili, che ogni anno viene registrata ha raggiunto livelli intollerabili anche per un paese del terzo mondo. E invece siamo nel G8. Cioè una delle otto nazioni più progredite del pianeta. La Giudici chiede al Governo di "ricorrere a risorse finanziarie straordinarie, come quelle previste per il G8 del prossimo anno alla Maddalena. Un tratto di asfalto dal destino sciagurato - prosegue l’amministratrice dello Sciuti - Ormai le vittime non si contano più, gli incidenti sono un triste rito a cadenza quasi quotidiana e le promesse continuano a restare tali". La stessa Giudici aveva già interpellato Bertolaso in qualità di commissario per il summit dei Grandi. Era il 7 aprile scorso e lei, rispondendo per iscritto ad una convocazione istituzionale, ne aveva approfittato per rivelare, a nome del territorio, di "ambire legittimamente a quelle risorse straordinarie per consentire un salto di qualità nei collegamenti fra Sassari e Olbia. Ora l’appello si fa ancora più esplicito. "La realizzazione ex novo di una statale degna di questo nome per collegare Alghero, Sassari e Olbia richiede risorse straordinarie - conclude - e non possiamo permetterci di perdere anche questo treno". Nel frattempo possiamo solo registrare una drammatica escalation di incidenti mortali.
La "strada del sangue".

Navigando sul prato

di Paola Mussinano

SASSARI - Sono buoni i risultati offerti finora dal primo Hot Spot sassarese. L’Hot Spot è una regione coperta da un segnale in radio frequenza, trasmesso da un dispositivo (Access Point), che permette il collegamento ai servizi internet, attraverso la tecnologia wireless (letteralmente ‘senza fili’) dal proprio computer portatile. Per poter accedere al servizio bisogna registrarsi al Sistema Bibliotecario Comunale, (la sede è in piazza Tola), e sottoscrivere una serie di norme di comportamento su un corretto utilizzo della rete.
Il tutto è offerto gratuitamente proprio perché, come si legge nel Manifesto Internet approvato dall’IFLA (International Federation of Library Associations and Institutions) "Il servizio Internet, consente alle biblioteche di soddisfare i bisogni informativi e culturali delle comunità locali e dei singoli utenti, ed è un ulteriore strumento di informazione che integra le tradizionali fonti cartacee o multimediali. Internet in biblioteca perciò deve essere utilizzato in coerenza con gli obiettivi e le funzioni fondamentali dell’istituzione bibliotecaria"
La biblioteca rilascerà login e password, che saranno una credenziale di autenticazione per l’accesso alla rete. Le "Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale" dicono che è necessario identificare chi accede e tenere un archivio elettronico a disposizione delle autorità giudiziarie. Tutto ciò non vìola la privacy, perché non vengono intercettati i contenuti della comunicazione, ma solo i dati di traffico. Una volta iscritti ci si può recare col proprio portatile, con scheda wireless, nella zona coperta dal segnale, nel parco di via Montello, configurare il proprio browser, (sul sito www.comune.sassari.it si trova un’utile guida alla configurazione) e navigare. L’unica limitazione temporale è data dagli orari di apertura del parco. è stato tolto infatti il tetto massimo che stabiliva un’ora al giorno.
Le altre limitazioni, riguardano invece la navigabilità e sono necessarie per la sicurezza. L’accesso è controllato da un firewall, una sorta di filtro di protezione contro eventuali attacchi esterni (virus, spyware, worm, etc) e che limita la navigabilità escludendo determinate categorie di siti. siti.

Pazzesco! Sempre più matti

di Betty Pinna

SASSARI - Ritorno trionfale in città per Michele, Stefano e Roberto, meglio noti come Pino e gli Anticorpi. Dopo il successo invernale di "Colorado", hanno presentato al teatro Verdi di Sassari il loro nuovo spettacolo "Fronte Retro".
Due giorni all’insegna delle risate e della comicità intelligente ma popolare dei tre sassaresi. Alla prima il teatro è completamente gremito.
Tutti attendono impazienti le nuove gags di Pino La Lavatrice e company, ed il pubblico è quello dei grandi eventi. Si spengono le luci, il palco viene illuminato, sullo sfondo viene proiettato un accampamento militare, tre ombre fanno il loro ingresso sotto uno scrosciante applauso.
"Sia chiaro, sono qui dalle sette, o fai quello che ti dico o ti sbatto fuori!", esordisce Michele Manca infagottato nella mimetica del "Settimo reggimento Babbu Doiu". Pronta la risposta di Pino, accompagnato dal coro del pubblico. "Non c’è problema, tu mi dici quello che devo fare e io lo faccio".
Le battute si alternano alle risate, ai cambi di scena e di costume. Lo spettacolo è strutturato all’incirca come il loro classico show. L’innovazione sta nel proporre esilaranti scenette proiettate sul fondale tra uno scatch e l’altro, una sorta di short story che intrattiene il pubblico durante il cambio di costume.
Così possiamo fare la conoscenza di tre loschi figuri che giocano una partita a risiko in un surreale campo verde.
Presumibilmente si tratta di tre terroristi, che nel finale della storia moriranno per l’esplosione accidentale di una granata e si ritroveranno rispettivamente in paradiso, inferno e purgatorio rivisitati in chiave moderno-demenziale.
Tra i nuovi personaggi troviamo il vampiro asmatico, una creatura maligna ed assetata di sangue interpretata magistralmente da Stefano.
Al suo fianco il fedele servo Pugnetta, ovvero Michele Manca nascosto sotto una gobba dalle dimensioni spropositate. Ed infine Roberto Fara nei panni della "Creatura", un essere rozzo dall’intelligenza economica. Tutti uniti dal comune scopo di distruggere il mondo, naturalmente, tra assurde peripezie ed imprevisti esilaranti. C’è poi l’intervista alle tre ragazze, tre inediti Anticorpi in panni femminili che propongono un divertente spaccato dell’universo donna.
Non manca un breve momento d’empasse che tradisce la memoria di Michele, prontamente suggerito da Stefano. Il pubblico sassarese riesce, nonostante i grandi successi nazionali, ad emozionare i tre bravi comici.
La Grande Festa di Musicarte

di Maria Laura Patta

OSSI - In occasione della prima ristampa dell’antologia "Sos poetas de Ossi", William Simula poeta contempoarneo, autore ed editore, parla in esclusiva di sé come artista e come uomo folgorato dalla poesia.
Come mai hai realizzato questa antologia? Pensavi ce ne fosse il
bisogno?
Simula - Mi ha spinto la nostalgia per un passato raccontato dagli anziani che ho incontrato, costituito da cose genuine. Nelle poesie si affrontano temi semplici, dal lardo alle campagn. Si parla della vita e del pane quotidiano.A quel tempo non esisteva il superfluo e la gente viveva e godeva di cose essenziali, non soffriva del senso di inadeguatezza di cui è vittima oggi.
Hai voluto nobilitare dei personaggi che erano conosciuti al loro tempo ma che oggi risultano estranei alla maggior parte della popolazione?
Simula - Risultano sconosciuti ai più in quanto fanno parte di epoche lontane. Ma nel primo 900 erano conosciutissimi. Uno in particolare era noto in tutta la regione. Parlo dfi Antonio Andrea Cucca, a cui giustamente Ossi ha dedicato anche una piazza. è uno dei sette poeti estemporanei più importanti del 900 sardo. Gli altri poeti che cito nella mia antologia erano altrettanto famosi anche se solamente a livello locale.
A chi è rivolta questa antologia?
Simula - Agli anziani a cui voglio bene. Mi piace l’idea di ricevere l’attenzione degli anziani che ricorderanno il paese della loro gioventù? Voglio omaggiare gli anziani, dimenticati dalla società. Ma spero di destare anche l’attenzione dei giovani.
Sei riuscito a trovare solo i pochi frammenti citati o ne esistono anche altri?
Simula - Ne esistono altri ma per ragioni economiche ho dovuto limitarne l’inserimento. Sono anche l’editore di questo volumetto che è finanziato con i miei risparmi e la mia fatica. Inoltre amo definirmi un "artista minimalista", mettere in risalto quelle cose apparentemente piccole e banali ma che poi fanno la vita.
Comporre poesie o racco-glierle paga di questi tempi?
Simula - Non lo so. Sono negato dal punto di vista econo-mico. So scrivere bene ma non so procurare i quattrini per finanziarmi. Per me conta il valore artistico.
Hai un poeta nel quale poterti riconoscere?
Simula - Mi affascina Luca Biosa. Era un uomo solare, creativo, stravagante, impre-vedibile, un po’ come me.

Sassari - Ecco le nuove case della salute

di Gloria Delogu

Sassari - Sul territorio della Asl n.1 verranno realizzate cinque Case della Salute, delle 34 previste in tutta la Sardegna. Le strutture previste nel sassarese sono quelle di Ittiri, Thiesi, Porto Torres, Sorso e Bono. La casa della Salute di Porto Torres servirà un bacino d’utenza di 23.000 abitanti, compresi quelli di Stintino, e verrà attivata presso la struttura dell’ex carcere, nella zona di "Andriolu", già utilizzata dalla sede sanitaria locale. A Sorso, verrà attivata negli spazi dove funzionano già alcuni servizi, come quello d’igiene pubblica. Oltre a quella di Sorso, beneficerà dell’assistenza, una popolazione di 25.000 abitanti, compresi quelli di Sennori e Osilo. La Casa della salute di Bono sarà realizzata nell’attuale poliambulatorio, e soddisferà 12.403 abitanti, compresi quelli di Anela, Bottida, Benetutti, Bultei, Burgos, Esporlatu, Illorai e Nule. Le case della salute, saranno un punto di riferimento per i bisogni socio-sanitari dei cittadini, che potranno trovare un servizio di assistenza della persona, continuo e qualificato. Vi saranno varie attività articolate per aree (dall’accoglienza, ai servizi sanitari, sociosanitari e sociali). Inoltre una buona parte dell’offerta extraospedaliera del servizio sanitario nazionale verrà concentrata in una struttura unica, che garantirà una forte integrazione delle risposte. In queste Case della Salute opereranno medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, guardie mediche, specialisti ambulatoriali, personale dell’emergenza territoriale.
Mondezza, Sassari ci prova

di Giuseppe Fois

SASSARI - "Raccolta dif-ferenziata: facciamo il salto di qualità!". Prosegue a colpi di slogan l’ambiziosa controffensiva del Comune di Sassari sul versante della raccolta differenziata. La seconda fase del progetto, avviata lo scorso febbraio con una pressante campagna informativa e con nuovi e più incisivi strumenti di raccolta e conferimento dei rifiuti da riciclo, giunge al giro di boa e si appresta a dare battaglia nei mesi a venire.
L’obiettivo del 40% è tutt’altro che impraticabile per l’amministrazione comunale, che confida nel buonsenso dei cittadini e nell’efficacia delle strategie messe in campo per arrivare puntuali al traguardo di fine 2008. L’entusiasmo che ha caratterizzato la prima fase del progetto e i risultati ottenuti nel 2007 sembrano sostenere le aspettative di Palazzo Ducale.
Cifre alla mano, infatti, i presupposti sono incoraggianti. Si parte da quota 26%, che ha consentito ingenti riduzioni di CO2 immessi nell’aria e ha contribuito alla tutela di oltre 62.000 alberi, per arrivare a una più efficace e variegata differenziazione dei rifiuti da riciclo. Già nei prossimi mesi, dunque, l’estensione del servizio a pile esauste e farmaci scaduti, gli incentivi al servizio di raccolta dei rifiuti ingombranti, la campagna di informazione a favore di una raccolta differenziata più efficace, i controlli e le sanzioni sulle modalità e sugli orari di conferimento, nel loro insieme potrebbero sortire risultati molto vicini agli obiettivi di fine anno.
è proprio sul versante della qualità del servizio e sulla capacità delle famiglie nel differenziare sempre più e sempre meglio, che l’amministrazione comunale ripone le migliori speranze. Non a torto. Sottrarre frazioni sempre maggiori di rifiuti erroneamente destinati alla quota indifferenziata, significa decrescere la porzione di immondizia da smaltire in discarica e contemporaneamente accrescere le percentuali di carta, plastica, vetro e frazione organica da immettere nel circuito del riciclo. Non solo. L’amministra-zione comunale precisa che più si differenzia e meno si spende, perché i costi per la collettività sarebbero alleggeriti delle spese per lo smaltimento dei rifiuti indifferenziabili e di tutti gli altri costi connessi al mantenimento e la gestione delle discariche.
Non da ultimo - e anzi fine primo - più si ricicla e più si contribuisce a salvaguardare l’ambiente, un tema che è entrato prepotentemente nell’agenda politica degli amministratori di tutti i livelli e che sempre più incontra la sensibilità dei cittadini e il buonsenso degli operatori economici.
Resta sul tappeto il discorso sul termovalorizzatore, che potrebbe definitivamente trasformare il concetto di immondizia in elemento di ricchezza.
"E non dimentichiamo la siccità"

di Stefano Nieddu

SASSARI - Emergenza idrica in tutta la provincia di Sassari. Nonostante l’inverno piovoso, molte aziende agricole del nord Sardegna danno l’allarme siccità. Molte imprese del sassarese hanno chiesto aiuto alla Coldiretti di Sassari. La stessa associazione, tramite una lettera del direttore Giovanni Vacca , ha rivolto un appello ai sindaci della provincia affinchè chiedano un intervento presso gli uffici della Argea (ex servizi Ripartimentali per l’Agricoltura) per consentire gli opportuni accertamenti dei danni causati dal periodo siccitoso.
Accertamenti che dovranno stabilire oltre ai danni, un eventuale stato di calamità naturale così come previsto dalla delibera della Giunta Regionale del 28/11/2006 con la quale si affida alle amministrazioni comunali, la competenza delle segnalazioni presso l’Argea degli eventi calamitosi.
Un eventuale accertamento della calamità naturale, darà il via alla procedura per l’accesso alle risorse economiche previste all’interno del Decreto Legislativo 29/03/2004 che attiverà il nuovo Fondo di solidarietà Nazionale in materia di interventi di soccorso per danni prodotti da eventi atmosferici, risarcendo cosi i produttori e gli agricoltori danneggiati.
La Coldiretti quindi ha invitato i primi cittadini dei comuni del nord Sardegna, ad un immediato intervento per garantire alle imprese agricole in difficoltà, un adeguato reddito derivato dalla loro attività.

Sugherete, un disastro

di Gabriele Figliola

SASSARI - Le coldiretti delle provincie di Sassari e Gallura pretendono un’immediata as-sunzione di responsabilità per porre riparo ad un disastro am-piamente annunciato.
"Nelle sugherete del nord Sardegna - spiega il direttore Gianni Vacca - colpite dall’invasione dei bruchi defogliatori, nonostante l’insistenza della Coldiretti non è stato utilizzato il prodotto "Foray 48 B Avia" (ampiamente testato dalla facoltà di agraria di Sassari) e che nel 2007 aveva garantito ampi margini di efficacia e sicurezza. E questo perché non registrato presso il ministero della salute. Invece, è stato usato il "Wormox" dimostratosi inefficace". In una nota della Coldiretti, a firma di Antonino Fressura e Fausto Sanna, rispettivamente presidenti provinciali di Sassari e Gallura si legge che il Wormox utilizzato per la campagna 2008 ha dato un esito a dir poco fallimentare, compromettendo in molti casi le piantagioni di sugherete in un momento di per sé estremamente drammatico per l’economia del sistema agricolo del nord Sardegna, già prostrato dal perdurare del periodo siccitoso.
Le confederazioni del nord Sardegna rifiutano inoltre di assistere ad un’attribuzione incrociata di colpe fra i politici responsabili della materia, poiché il percorso previsto e poi disatteso avrebbe consentito ampie garanzie di successo e la salvaguardia dei boschi della Sardegna dall’invasione dei famelici bruchi. "La soluzione – prosegue Sanna - era a portata di mano, sicura ed efficace. Ora non è il momento della polemica, visto che appaiono già chiare le responsabilità dell’ennesimo dramma ai danni del settore agricolo.
Servono invece soluzioni immediate ed efficaci: l’assessorato regionale all’Ambiente si faccia carico del problema, valutando gli estremi del disastro ambientale e accordando immediati ed adeguati indennizzi alle imprese che, nuovamente, oltre al danno subiscono anche la beffa". Per la Coldiretti, il 1 milione e 200.000 euro già stanziati per la campagna preventiva vengano ora utilizzati come acconto data la loro immediata spendibilità, a ristoro dei danni subiti dalle imprese agricole, sia per l’invasione dei lepidotteri defogliatori, sia per le negligenze della politica".
Ciarula, scultore artigiano

di Sarah Romagnoli

Se passeggiando per le stradine intorno a Piazza Università facciamo un po’ di attenzione a quello che ci circonda noteremo che nell’ombra dei laboratori artigiani ci sono ancora meraviglie da scoprire. Ed è proprio un senso di meraviglia quello che ci assale quando Gavino Ciarula ci riceve nel suo atelier.
Una allegra confusione di antiche sedie Castillane, scrivanie e segatura circonda un cavalletto coperto da un drappo nero.Non c’è contrasto tra questi due elementi, nella poetica artistica di Gavino, fatta di tradizione e contemporaneità, di ricerca e apprendistato.
Artigiano o artista?
Categorie forse troppo assolute per qualcuno che fluidamente riesce a passare tra una e l’altra fuggendo ad ogni tentativo di classificazione. E’ da questa voglia di libertà e liberazione che nasce il suo lato più strettamente «creativo». Quando gli chiediamo come ha iniziato sorride e ci descrive se stesso come una sorta di «spugna».
Dopo aver passato anni ad ascoltare il mondo e ad accumulare storie il bisogno di rielabolarle si è sfogato sul legno, che è diventato materia e mezzo letterario per scrivere se stesso e gli altri.
Figure, parole, sensazioni è ciò che troviamo scolpito nelle venature di queste tavole. Parole in senso stretto, nella lingua della sua terra. «Su benutu est buliende» recita un lavoro dal titolo inequivocabile: «Rabbia». Rimaniamo incantati davanti al suo ultimo quadro, «Beslan».
Ci vuole coraggio a raccontare il dolore e la morte di 186 bambini, e molta maestria a farlo con toni forti e commoventi, con cordoglio e speranza. Non è raro che Gavino si occupi di temi radicati nel sociale, che ci dimostri che l’arte vive ed esprime la realtà in cui nasce. Olocausto, collaborazioni con i detenuti (è suo il Candeliere di San Sebastiano), formazione professionale nei campi Rom sono solo alcuni dei passi del suo sentiero realizzativo.
Una strada lunga e piena di soddisfazioni, tra cui quella grandissima di aver coinvolto i bambini di un quartiere «a rischio» come il Centro Storico in un pomeriggio di giochi creativi, quelli che noi chiamiamo «I giochi d’una volta».
Una mostra ci illusterà tutto questo percorso, ad ottobre nei locali del Palazzo Ducale. Ma Gavino è anche, profondamente «Uomo di bottega», interprete magistrale dei classici temi decorativi sardi, eccelso restauratore (citiamo ad esempio la Madonna Assunta della Chiesa di Santa Maria di Betlem)e branissimo falegname. è grazie ad arti-giani come lui che la tradizione può dirsi veramente viva. Ed è grazie a persone come lui che ci rendiamo conto che «riprendersi» il Centro Storico è possibile, che i quartieri problematici posso diventare scenario di una valorizzazione delle risorse locali oltre che dei soliti fattacci di cronaca.

Unghie, che passione

di Valeria Ganadu

SASSARI - Onicofagia. Una "parolaccia" che descrive chi ha l’abitudine di "mangiarsi le unghie". Un vizio con sgradevoli conseguenze: il rischio di beccarsi un’infezione e avere problemi di tipo estetico. "è proprio su questo che noi onicotecnici interveniamo". Roberta Cappai (foto), si muove da tempo in questo settore. "Noi possiamo costruire o ricostruire le unghie. Applichiamo una protesi che poi limiamo in modo tale che non si noti l’attaccatura". Un settore in espansione al quale l’Aics di Sassari ha appena dedicato un corso di formazione che riprenderà in autunno con nuove allieve. "Il lavoro dev’essere professionale. Oltre ad applicare le unghie, noi le dipingiamo - prosegue Roberta - e periodicamente ne coloriamo la ricrescita e facciamo in modo che restino della lunghezza desiderata". Insomma un settore in crescita nel quale diverse ragazze stanno anche inventando una professione.
Le piramidi del sole

di Maria Antonietta Era

BOSNIA - è davvero una valle delle piramidi? Parliamo di quella individuata in Bosnia, a circa 30 chilometri a nord di Sarajevo dallo studioso Semir Osmanagic, che aveva avviato le ricerche in seguito a rilievi aerospaziali del satellite Aster. Sarebbero cinque i corpi piramidali, di cui due più piccoli e tre più grandi, che l’archeologo bosniaco ha battezzato piramide del Sole, della Luna e del Dragone. E sarebbero ubicate nel terreno in modo da formare un perfetto triangolo equilatero e orientate verso i quattro punti cardinali. Secondo l’archeologo, peraltro criticato dalla comunità scientifica, quegli edifici sarebbero stati realizzati circa 12000 anni fa. In quel periodo la maggior parte dell’Europa del nord era coperta dai ghiacci, mentre quella del sud e i Balcani erano popolati da civiltà già complesse. Osmanagic, anche autore del libro" La piramide del Sole della Bosnia ", sostiene che la piramide abbia una piana di accesso larga 40 metri e lunga 200, costruita con lastre di pietra assemblate fra loro con un cemento di qualità superiore, finora sconosciuto all’archeologia. è inoltre convinto che la stessa sia dedicata al culto del sole. Di grande fascino le iscrizioni dell’ "Ordine del Tempio" rinvenute sulla sua sommità, a testimoniare un passaggio dei templari. E antiche leggende narrano che potesse vivere sulla collina solo chi fosse disposto a difendere con la vita i segreti delle sue fondamenta. Non meno sorprendenti sono le dimensioni delle potenziali piramidi. La più alta supera i 220 metri: misura notevolmente superiore a quella delle piramidi di Giza. Ma studiosi ed accademici trovano l’interpretazione di Osmanagic fantasiosa. Infatti, per alcuni, le formazioni piramidali sarebbero un’incredibile opera della natura; per altri il ritrovamento di cunicoli con iscrizioni, mattonelle, utensili, ecc, sarebbe da ricondurre a pietre tombali e necropoli di epoca medievale, di cui sono già noti i ritrovamenti. Ma a sostegno delle sue tesi Osmanagic ha costituito una fondazione, di cui fanno parte archeologi, geologi, sedimentologi, che ha già raccolto da ogni parte del mondo migliaia di dollari. Gli scavi dovrebbero concludersi nel 2012. Nel frattempo anche Unesco, Commissione Europea e Fondo Mondiale per la Protezione dei Monumenti se ne stanno interessando, come pure le Università dei vari continenti.
Donare senza un "ritorno"


di Francesco Carboni

Grande spettacolo quello Solidarietà e sostegno a distanza. Sono ormai diversi anni che se ne parla. In questo tempo siamo cresciuti ed è cresciuta la nostra riflessione su una attività che viene fatta da molte realtà differenti e sulla quale forse sono già state scritte troppe pagine. Non può essere solo un sentimento di pietà e non deve essere un velato senso di colpa a spingere centinaia di persone a legarsi ad un progetto di sostegno a distanza. E non può nemmeno essere la voglia di "possedere" un bambino così lontano. Le motivazioni devono necessariamente essere più profonde.
Allora, forse è il caso di cominciare a legare al sostegno a distanza termini e concetti come senso di responsabilità, donazione gratuita, fiducia e speranza.
Senso di respon-sabilità significa educare le coscienze al valore di un gesto che, compiuto anche da una persona sola in una parte del mondo, può avere risvolti positivi o negativi in un’altra parte del mondo. è quello che prima chiamavamo "villaggio glo-bale" ed ora abbreviamo in "globalizzazione". Il significato profondo è che esistono gesti in grado di consolidare a livello mondiale "l’equilibrio squilibrato" a favore di pochi. Ed esistono altrettanti gesti capaci di scardinare il cancello chiuso dell’indifferenza e del senso dell’impotenza.
Il sostegno a distanza è uno di questi ultimi e, se visto in prospettiva, assume connotati ben più profondi del sentimentalistico senso di pietà. Donazione gratuita è quella che tutti dovrebbero essere capaci di fare. Uso il condizionale perchè noi in genere vogliamo che colui che riceva qualcosa da parte nostra sappia bene chi ringraziare e alimenti un senso di gratitudine nei nostri confronti. Donare gratuitamente significa invece non aspettarsi un ritorno, seppure soltanto emotivo, dal destinatario finale del nostro gesto. Fiducia è comunque una componente essenziale in questo gesto. Fiducia nell’organismo che accompagna la nostra solidarietà fino alla sua destinazione, con la giusta pretesa di trasparenza ed informazione. Fiducia che il nostro gesto, insieme a quello di molti altri, contribuirà a costruire un futuro per tante persone.
Stintino entra in "second life"


di Stefano Nieddu

STINTINO - Stintino entra a fare parte del mondo di ‘‘Second Life’’ come una delle meraviglie della nostra isola. I primi del mese infatti, è stato presentato presso la Camera di Commercio di Sassari, l’ingresso del Comune nel progetto Sardigna SL.
L’opera prevede la ricostruzione tridimensionale di una parte della Pelosa (con l’isolotto e la Torre), oltre alla ricostruzione virtuale dell’ufficio turistico. è stato attivato anche, un collegamento dall’ufficio turistico nella struttura espositiva nel sito del Comune di Stintino. In un’intervista Marco Pireddu, ideatore assieme al fratello Mario di Sardigna Second Life, afferma: "Abbiamo scelto Stintino come comune, per la bellezza del suo territorio, delle sue spiagge, la Pelosa in testa. Poi anche come simbolo di luogo turistico.
Stintino è il primo comune Comune che entra ufficialmente in Sardigna SL". All’incontro è intervenuto anche l’assessore al Turismo Angelo Schiaffino ricordando che "la nostra amministrazione ha dato grande spazio al web visto che circa il 90% dei viaggiatori utilizza la rete per informarsi o per prenotare le proprie vacanze.
Si fa quindi una importante azione di visibilità di sicuro impatto col pubblico".
Le immagini più belle di stintino e delle sue spiagge, con tanto di ricostruzione virtuale della Pelosa, sono state inserite su Sardigna Second Life. percio chi volesse informazioni più approfondite può cliccare sul link dell’ Ufficio Turistico e collegarsi al sito comunale di informazione turistica www.infostintino.com.

La festa del Fair Play

di Piero Garau

SASSARI - "Lo sport è soprattutto lealtà e rispetto degli avversari. Ed è questo lo spirito col quale da anni insegniamo ai ragazzi a diventare judoka". Elisa Caneglias, maestra di judo e fondatrice della scuola "Alfonso Castelli", è fra i premiati ai quali l’Aics provinciale e l’associazione Fair Play hanno consegnato un premio "alla carriera". L’occasione è stata offerta dall’inaugurazione della mostra "Sport da ridere e ridere di sport" ospitata dalla stessa Aics in via Cedrino, al Latte Dolce. La manifestazione è stata aperta dal presidente nazionale del Fair Play, Ruggero Alcanterini e da Franco Cassano, presidente dell’Aics sassarese. Assieme ad Elisa Caneglias, sono stati premiati Massimiliano Ribichesu (che ha curato la prima edizione del recente torneo Fair Play per i calciatori micro), e Stefano Masala, che gestisce le piscine del Canopoleno e che da anni si occupa di nuoto per bambini. Mentre per l’Aics hanno ricevuto un attestato di stima Gavino Carta e Antonello Sai per il forte impegno profuso nella promozione sia sportiva sia culturale dell’Associazione Italiana Cultura e Sport. Subito dopo la premiazione è stata inaugurata la mostra sullo "Sport da ridere". Sono quasi ottanta le vignette messe a disposizione dal Fair Play Council della Turchia che ha voluto, in questo modo, dare il proprio contributo alla celebrazione della XIV assemblea Nazionale del Comitato Italiano del Fair Play. Le tavole sono composte da disegni semplici, a tratti naif, ma dal significato profondo. Alcune esprimono il sentimento di amicizia che dovrebbe unire vincitori e vinti. Altre sottolineano quanto ancora lo sport sia contaminato da coloro che cercano di sopraffare gli avversari, spesso non con le proprie capacità ma con l’inganno.
"Il peggiore dei quali è senza dubbio il doping - ha spiegato Franco Cassano, durante la cerimonia di apertura – Ma non si può dimenticare quanto danno arrechino allo sport anche la cultura del danaro e quella del successo a tutti i costi. E il nostro paese sportivo sta ancora pagando i contraccolpi di quella brutta pagina che è stata calciopoli". La mostra resterà aperta sino alla fine del mese di luglio e può essere visitata dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13 e dalle 16 alle 19.