di Giuseppe Fois
L’elezione di Barack Obama a 44mo presidente degli Stati Uniti d’America rappresenta un momento di straordinario rinnovamento dei nostri tempi, che sarà ricordato sui libri di storia. Ci sono voluti quasi 150 anni dall’abolizione della schiavitù negli Usa per vedere un Presidente afro-americano sedere alla Casa Bianca. Non sono pochi e, per assurdo, non sono tanti, se si considera che a tutt’oggi nel mondo ci sarebbero oltre 27 milioni di persone ridotte in schiavitù: mai così tante secondo l'organizzazione umanitaria “Free the Slaves”. E dunque, sarebbe senza precedenti se l’elezione di Obama, che incarna questo straordinario momento di riscatto delle razze, fosse solo il punto di partenza di una nuova stagione di emancipazione da tutte le forme di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, che in un mondo civilizzato quale quello in cui viviamo assumono connotati per certi aspetti ancor più crudeli del passato. Bambini ridotti in schiavitù e costretti a lavorare anche 18 ore al giorno, giovani donne attratte con l’inganno e poi buttate per strada dai loro aguzzini, le schiavitù dei nostri tempi sono tante e tutte molto più vicino di quanto si possa immaginare. A quando un’altra speranza di libertà per tutti gli schiavi del ventunesimo secolo?
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