di Gabriele Sanciu
E’ ormai un’espressione inflazionata, ma anche questa campagna per le regionali ha dimostrato che Berlusconi è l’unico politico che da solo tiene in piedi la sinistra. Antiberlusconismo come status symbol. Punta di diamante della lotta al potere. Il dimissionario Soru, neo padrone de “L’Unità”, da abile venditore mediatico, non si tira indietro e cavalca l’onda. Come lui ovviamente i suoi vassalli ed i suoi mandanti, che si guardano bene dal fargli mancare le munizioni necessarie. Così Veltroni, primo ministro ombra, si scaglia contro il rivale di Arcore, nell’azzeccata cornice del Teatro Verdi, ideale per mettere in scena monologhi drammatici. Il partigiano Di Pietro carica a testa bassa, inconsapevole, forse, del fatto che il Renato alleato è uno di quei politici indagati che, fino a qualche mese fa avrebbe epurato senza possibilità di appello. Gli ambienti intellettuali, abbandonati i libri ed il cinema d’autore, commentano nei salotti e nei caffè letterari le gaffe di quel Cavaliere, che più che senza macchia è una macchietta. Faccia mea culpa Ugo Cappellacci, per aver permesso al leader di partito un’ingerenza così pesante nella sua campagna elettorale. Per non essersi mostrato da subito adatto e degno della leadership regionale. Facciano mea culpa quei sardi che, da più di due anni, si lamentano dei malanni loro arrecati dal malgoverno di Soru, ma, pur di non votare per l’odiato Cavaliere, ben sopporterebbero altri cinque anni del magnate di Sanluri. Infine, lode a Renato, perché nonostante i disattesi proclami di inizio legislatura (“La nostra industria saranno il turismo e l’agricoltura!”) è rimasto in piedi quasi fino all’ultimo. Ha visto il fallimento degli agricoltori, della formazione professionale indipendente, l’agonia della chimica, la morte della piccola e media edilizia, del parco del Gennargentu (alla faccia della politica ambientale), il dominio di Abbanoa, la discussa vicenda Saatchi, e per concludere la spazzatura campana (tanto per tornare alla politica ambientale). Ma lui evidentemente, a differenza del nemico Silvio, sa cosa erano i nuraghi, e ciò lo rende la persona più idonea a guidare l’isola per altri cinque anni al grido di “Sardegna, fammi bello!”
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