giovedì 30 ottobre 2008

Ittiri, nasce Sa Villa per anziani

di Gloria Delogu
ITTIRI - Finalmente anche il paese ha la sua Casa per anziani. Infatti, alcuni giorni fa è stata inaugurata "Sa Villa" una comunità alloggio il cui slogan è “Più vita agli anni”. La struttura, completa di arredi e di attrezzature, è di proprietà del Comune ed è stata concessa in comodato d'uso ad una associazione temporanea di imprese composta da due cooperative sociali del territorio: Se.a.Coop con sede a Thiesi, e Humanitas con sede a Ittiri. La Se.a (cooperativa sociale di tipo “A”) ha un'esperienza pluriennale nel settore dell’assistenza ad anziani, disabili, famiglie e minori; sia in convenzione con i Comuni, sia privatamente. Anche la Humanitas è una società senza fine di lucro che opera negli stessi ambiti della Se.a. “Sa Villa” è situata nel cuore di Ittiri ed è quindi facilmente accessibile. Ma, soprattutto, permetterà agli ospiti di spostarsi con facilità per raggiungere la Chiesa, il mercato, il centro, i giardini pubblici, il teatro e la palestra Comunale. I servizi sono rivolti ad anziani autosufficienti o parzialmente autosufficienti che abbiano superato i 65 anni. Potranno fruire di un servizio residenziale 24 ore su 24, di un servizio diurno, vitto e alloggio per alcune ore della giornata, servizio di mensa nella struttura o servizio di pasti a domicilio, rivolto ad anziani soli e non autosufficienti. Ma l’offerta contempla anche lavanderia e stireria, servizio temporaneo in regime di dimissione protetta, emergenza e pronto intervento. “Sa Villa” è stata ideata cercando di riproporre un ambiente di tipo familiare. Dispone di 16 posti letto, in camere doppie e singole, comode, luminose e dotate di bagni interni. La sala pranzo e soggiorno, pensata anche come luogo dove poter svolgere attività di socializzazione è ampia e luminosa. Tutta la casa inoltre circondata da un bel giardino. La comunità alloggio è soprattutto un luogo di accoglienza dove ci si prende cura dell'anziano, che mantiene comunque integri i legami col proprio ambiente, con familiari ed amici.

mercoledì 29 ottobre 2008

Inquinamento del mare e relitti bellici

di Francesco Carboni

Non molti sardi sanno che nelle acque di Capo Comino vi è un relitto di un aereo da caccia americano Corsair della Seconda guerra mondiale, il quale sta spargendo i veleni contenuti nel suo armamento, nella acque circostanti. Sono navi e aerei delle due guerre mondiali, che a causa dell’erosione liberano sostanze capaci di inquinare l’ecosistema.
In particolare nel Mediterraneo, sono sorgente d’inquinamento, soprattutto i relitti di navi colate a picco durante il conflitto mondiale 1940–1945. Portaerei, corazzate, incrociatori, diversi sommergibili, navi da carico e petroliere con rifornimenti per le zone di guerra vennero affondate dai belligeranti e giacciono sul fondo da oltre sessant’anni.
La ruggine, la forza delle correnti, provocano cedimenti alle strutture, così che il carburante e le munizioni possono rilasciare sostanze chimiche; e alcuni relitti della Prima guerra mondiale anche gas nervini, contaminando l’habitat marino.
Nelle isole Tremiti, un isolotto esterno all’arcipelago fu l’obiettivo di esercitazioni militari aeree e navali, per non dimenticare l’isola di Pianosa, dove più recentemente sono state sganciate bombe dagli aerei di ritorno dai voli su Serbia a Kosovo nella guerra contro Slobodan Milosevic.
Lo studio Deepp (Development of European guidelines for potentially shipwrecks) ha individuato
le linee guida rispetto a questo problema. Occorre in pratica capire, quali carichi siano dannosi o se lo stanno per diventare. Per i relitti costieri lo studio si presenta meno difficile.
La maggioranza dei relitti giace a grandi profondità. Si intercettano, grazie alla pesca a strascico, inseguendo il gambero rosso questa flotta cala le reti sino alla profondità di più di mille metri.
Le reti s’impigliano nei relitti e restano incastrate. La conoscenza avviene anche attraverso rilievi geologici o vulcanologici, oppure dalla ricerca di idrocarburi e manganese.
In particolare, le navi militari affondate decomponendosi rilasciano vernici, che contengono sostanze pericolose, come piombo, stagno, oli, carburanti, nichel, rame e amianto.
A questi, si aggiungono i veleni delle armi. L’insieme, apporta gravi effetti sulla fauna stanziale che vive nei relitti, assorbendo molte di quelle sostanze che entrano nella catena alimentare. Gli scienziati ipotizzano una rimozione, o una messa in sicurezza degli stessi relitti, il che per il momento sembra impossibile. Occorre effettuare quindi un monitoraggio e una la più completa possibile. Un progetto che alcuni naturalisti stanno portando avanti è quello finanziato dal ministero dell’Ambiente. Attraverso il quale si intende pescare sui relitti già noti, esemplari di pesci, per poi analizzarli per verificare il livello di contaminazione, attraverso analisi chimiche sui tessuti, soprattutto del fegato, l’organo che ne accumula di più. Se dovessero venire rilevati elementi contaminanti, le autorità potrebbero interdire la pesca nella zona dove giace un relitto pericoloso e tentare così di evitare che sostanze nocive o velenose giungano sulle nostre tavole. Il problema riguarda tutti i mari che furono teatri di guerra. Nel 1944 nell’atollo di Truk, nel Pacifico meridionale, una flotta giapponese con decine di navi era pronta a salpare per una grande operazione di sbarco in Australia. Gli alleati lo seppero, e fu distrutta quasi interamente con un attacco aeronavale che colò a picco 60 navi e 300 aerei. Dopo trent’anni, chi visitò quella laguna la definì (il più grande laboratorio marino per studiare la vita del mare tropicale). Sulle carcasse fù un fiorire di coralli, gorgonie, attinie e altre forme di vita. Oggi, trascorsi altri trent’anni, il (più grande laboratorio marino per studiare la vita) si è trasformato in un fenomeno di morte. Infatti, la decomposizione di quelle 60 navi e dei 300 aerei ha lentamente immesso quantità sempre maggiori di veleni chimici nelle acque della laguna. Un disastro per gli abitanti di Truk, non solo per la loro ricca industria della pesca ma anche per la crisi provocata dal pericolo di malattie e dai primi decessi nella popolazione locale. E’ una minaccia al fiorente turismo che era stato alimentato proprio dai relitti. Prima esaltati e oggi maledetti.

lunedì 27 ottobre 2008

Nuoro, Campionati regionali di pesistica


di Piero Garau

NUORO - Assegnati a Nuoro i titoli regionali esordienti, cadetti, speranze e juniores 2008, di pesistica, organizzati dall’Olimpic Club Nuoro. Rispettati i pronostici della vigilia. Sono ben sei i titoli vinti (sui nove in programma) dalla Polisportiva Sassarese. I giovani atleti del tecnico Peppino Tanti hanno dato dunque un’ulteriore soddisfazione alla società sassarese. Due i titoli vinti dall’Olimpic Club ed uno dalla Roboris Nuoro. I sei titoli del sodalizio sassarese portano la firma nella specialità esordienti di: Luca Dessì nei 50 kg, Daniele Tola cat.56 kg, Matteo Zazzu nei 62 kg. Per la classe cadetti, vittoria per Simone Tola cat.56 kg. Classe speranze primo posto per Grazia Piras 69 kg e per Matteo Casu cat. 85 kg. Per i padroni di casa, primi posti per merito di Fabio Coghe 77 kg e di Filippo Soma 85 kg. Nella classe juniores maschile titolo regionale per Ignazio Piga della Roboris Nuoro cat.72 kg.
Soddisfati i tecnici delle società sarde che seguono con interesse il cammino delle classi giovanili, futuro della pesistica sarda, in vista degli impegni a livello nazionale in programma nel 2009. L’obiettivo, infatti, è di riconfermare e tentare di migliorare i risultati del 2008 (8 titoli italiani vinti). Risultato che, alla luce dei continui miglioramenti delle giovani leve, sono senz’altro raggiungibili. Ai campionati regionali era abbinata la Coppa Ortobene a squadre aperta a tutte le classi. Primo posto per la Roboris Nuoro, piazza d'onore per la Polisportiva Sassarese e terza piazza per la Olimpic club.
Degna di nota la prova di Antonio Belloi della Roboris Nuoro. L’atleta nuorese ha dimostrato di non essere ancora “sazio” di vittorie, che quest'anno non sono mancate, portando la sua squadra a conquistare la prestigiosa Coppa. Da segnalare infine la partecipazione di Vito Dellino, atleta di valore internazionale, che ha indossato la maglia azzurra ai recenti giochi olimpici di Pechino. Il forte atleta azzurro ha dato un saggio della sua classe esibendosi sulla pedana al fianco dei giovani atleti che hanno seguito con attenzione le sue prove.
Nella foto: gli atleti della Polisportiva Sassarese

Sassari, Athlon ventennale


di Piero Garau

SASSARI - Serata di festa al PalaSerradimigni, in occasione della cerimonia per i vent'anni di attività della Polisportiva Athlon di Sassari. Il sodalizio sassarese guidato da Vincenzo Piroddu, ha riunito i campioni del presente e del passato che tanto lustro hanno dato alla società sassarese. Tra questi il pluricampione italiano specialità cadetti Mario Piroddu, da anni uno dei protagonisti nel panorama della lotta libera nazionale. Ospide d'onore della serata Andrea Minguzzi medaglia d'oro alle ultime olimpiadi di Pechino. "Festeggiare i vent'anni dell'Athlon - afferma Minguzzi - è per me motivo di grande piacere. Non potevo mancare. Questo palazzetto dello sport mi ha sempre portato molta fortuna. Questa società può vantare una fucina di grandi campioni". La Polisportiva si avvale di un team dirigenziale e di tecnici professionalmente preparati e brevettati dalla scuola nazionale dello sport. Tanti gli obiettivi raggiunti dalla società sassarese, in questi due decenni di attività sportiva. Già da qualche anno la federazione italiana Fijlkam, ha affidato alla Polisportiva l'organizzazione di tre importanti campionati italiani federali assoluti: i campionati maschile e femminile di lotta stile libero e il campionato classe cadetti femminile. Un riconoscimento che il presidente Piroddu ha sempre voluto condividere con il suo staff. "Ma il vero fiore all'occhiello della Polisportiva - sottolinea il presidente Piroddu - è il torneo internazionale Città di Sassari di lotta, che quest'anno è giunto alla tredicesima edizione. Una gara inserita di diritto nel calendario internazionale della F.I.L.A. un torneo conosciuto in tutto il mondo". Durante la cerimonia sono stati premiati tutti gli atleti che, dal 1988 a oggi, hanno vinto una medaglia ai campionati italiani di lotta. Nel corso del 2008, l'Athlon ha voluto essere presente anche nel mondo del volontariato, organizzando iniziative in collaborazione con associazioni benefiche. Mirate alla raccolta fondi per dare una mano ai meno fortunati.
Nella foto: Maenza, Minguzzi e Piroddu

sabato 25 ottobre 2008

Sassari, scuole aperte

di Stefano Nieddu

Per il terzo anno consecutivo, viene riproposto a Sassari il progetto “Scuole aperte”. La manifestazione, organizzata dall'assessorato alle Politiche giovanili del Comune di Sassari, permetterà a molti studenti di svolgere diverse attività extrascolastiche. Il nuovo anno inizierà coinvolgendo nuove scuole. Oltre al ginnasio “Canopoleno”, allo Scientifico “Spano”, all’istituto tecnico “Ruju”, al Geometri “Devilla” e alle Industriali, quest’anno si aggiungerà anche l’Istituto d’Arte. Il progetto riproporrà i tre laboratori di teatro, musica e cinema, cui si aggregheranno quelli dedicati alle pari opportunità, al monitoraggio ambientale e alle arti figurative. Gli studenti potranno scegliere le attività da svolgere, a prescindere dall’istituto di loro provenienza. L’iniziativa “Scuole aperte” sarà supportata dal Comune di Sassari che ha destinato 75mila euro per la sua realizzazione. Gli istituti partecipanti hanno costituito un network chiamato “Scuole in rete” al quale si uniranno le altre scuole cittadine. La rete potrà essere finanziata sia dalla Regione sia dal Ministero della Pubblica Istruzione che prevedono l’apertura serale degli istituti al territorio.

giovedì 23 ottobre 2008

Giustizia internazionale e crimini di guerra

di Francesco Carboni

A Belgrado è stato catturato Radovan Karadzic, uno degli ultimi latitanti fra i criminali di guerra della ex Jugoslavia. L’ex presidente dell’autoproclamata Repubblica Srpska serbo Bosniaca, il 9 gennaio 1992 (enclave serba in territorio bosniaco con capitale Pale) è stato arrestato a metà luglio, dopo 13 anni di latitanza, dalle forze di sicurezza della Serbia. E’ accusato di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità, assieme al generale Ratko Mladic, comandante dell’esercito serbo – bosniaco, il quale pianificò la pulizia etnica in Bosnia – Erzegovina.
Fu definito “il macellaio di Srebreniza”, è ancora latitante, pare si nasconda in Serbia.
Il tribunale internazionale sui crimini nell’ex Yugoslavia dell’Aia ha ospitato anche Slobodan Milosevic, l’ex zar di Belgrado morto d’infarto in cella, e l’ideologo della grande Serbia Voijslav Seselj. Ma per processarli ed eventualmente condannarli in via definitiva i tempi sono stretti, in quanto il mandato del tribunale per l’ex Jugoslavia scadrà nel 2011.
Nella dichiarazioni rese in vita da Milosevic e attualmente da Karadzic, entrambi hanno sostenuto che all’interno degli accordi di Dayton per porre fine alla guerra nei Balcani fosse stata assicurata l’immunità da parte della delegazione americana.
Potrebbe essere una tecnica per scaricarsi delle responsabilità oppure c’è del vero in queste affermazioni? Aspettiamo il processo, che sarà equo, sostiene Antonio Cassese ex presidente del tribunale sui crimini nell’ex Jugoslavia.
Intanto, il tribunale il 3 aprile ha assolto dalle accuse di crimini di guerra l’ex premier kosovaro Ramush Haradinaj, già comandante dell’Uck, l’esercito guerrigliero di liberazione del Kosovo. E’ strano che i testimoni chiave del processo siano morti misteriosamente. Secondo Antonio Cassese le indagini svolte su Haradinaj da Carla del Ponte furono fatte con i piedi.
I giudici hanno sostenuto che le prove contro di lui non reggevano e in quel caso hanno dovuto assolvere l’accusato. C’erano intimidazioni e reticenze e una grande pressione politica contro quel processo, che convergeva con l’indipendenza del Kosovo. Purtroppo troppo spesso la giustizia soccombe ad altre esigenze. C’è poi un altro problema: questi tribunali non hanno una propria polizia e per gli arresti devono affidarsi all’Onu o agli stati membri.
Anche il generale croato Mladere Markac deve attendere il processo per crimini di guerra ed è agli arresti domiciliari a Zagabria.
Sul fronte africano, il procuratore capo Luis Moreno Ocampo della Corte penale internazionale, il 14 luglio ha chiesto l’arresto del Presidente del Sudan Omar hassan al – Bashir accusato del genocidio in Darfur, la regione del Sudan occidentale dove in 5 anni sono state uccise 300 mila persone. Per l’accusa, Bashir, non ha avuto bisogno di proiettili. Ha usato altre armi: stupri, fame e paura. Silenziose ed efficaci. Probabilmente il presidente sudanese non finirà mai dietro le sbarre.
Il missionario del Misna (Missionary International Service News Agency), Giulio Albanese sostiene che sia illusorio pensare che Khartoum consegni alla giustizia internazionale la massima autorità del paese. La Corte penale internazionale aveva già spiccato due mandati di cattura per la pulizia etnica in Darfur. Il primo per l’ex ministro dell’interno Ahmed Harun, con l’accusa di aver pianificato la strategia del terrore verso i civili delle tribù avverse al governo. Khartum l’ha nominato responsabile del dicastero degli affari umanitari.
Per quanto riguarda l’ordine di arresto per Ali Kosheib, capo delle milizie Janjaweed che saccheggiavano villagi, stupravano donne e uccidevano bambini, è stato incarcerato e rilasciato per insufficienza di prove. Altro paradosso: la missione Onu in Darfur è comandata da un generale ruandese accusato di crimini di guerra, Karenzi Karake.
La Corte penale internazionale è nata nel 1998, è riconosciuta da 106 stati, ma non da grandi potenze come gli Stati Uniti. Fino a oggi non è riuscita a processare un solo criminale. Per quanto riguarda il tribunale Onu di Arusha, istituito nel 1995, ha processato solo 30 persone per il massacro di 800 mila Tutsi da parte degli squadroni della morte Hutu. E’ costato 100 milioni di dollari di Budget annuale e 800 dipendenti, verrà chiuso a fine 2008.
Unica storia di successo, è il tribunale speciale per la Sierra Leone che sta processando l’ex presidente liberiano Charles Taylor.
Purtroppo la Corte straordinaria per i crimini dei Khmer Rossi in Cambogia è arrivata troppo tardi.
E’ stato arrestato Kaing Guek Eav, l’ex torturatore dei Khmer Rossi che fra il 1975 e il 1979 massacrarono 2 milioni di persone. L’ideatore del genocidio fu Pol Pot, leader dei Khmer Rossi: morto, stroncato da un infarto. Quanto al macellaio Ta Mok, è deceduto dietro le sbarre nel 2006. E gli altri imputati hanno fra i 70 e gli 80 anni.
Passiamo al Medio Oriente. In Libano l’indagine sull’omicidio dell’ex premier Rafik Hariri, che chiama in causa la Siria, è andata avanti fra polemiche, minacce e rischi di guerra civile.
Asia: ora il governo pachistano ha ottenuto dall’Onu un’inchiesta internazionale sull’attentato all’ex premier Benezir Bhutto, che potrebbe destabilizzare ancora di più il paese.
Ecco perché fra tante ombre l’arresto di Karadzic fa ben sperare.
La credibilità della giustizia internazionale giusta ne ha veramente bisogno.

sabato 18 ottobre 2008

Scuola Calcio Canopoleno, di Gabriele Sanciu

Violenze a scuola, il bullismo


di Francesco Carboni
All’apertura del nuovo anno scolastico, per cercare di arginare il fenomeno del bullismo a scuola, il Consiglio dei Ministri ha approvato il ripristino del vecchio voto in condotta. A determinare la bocciatura, però non sarà più il 7, ma il 5. Il ministro dell’istruzione Gelmini ha deciso di rendere obbligatorio lo studio della Costituzione. La nuova materia si chiamerà Educazione alla Costituzione e alla Cittadinanza, e vi saranno dedicate 33 ore all’anno, al posto dell’educazione civica, materia facoltativa. In quest’ottica la quasi sempre vituperata struttura sanitaria pubblica può contare su un ambulatorio formato da un pool di medici specializzati ed esperti in grado di aiutare ad affrontare e superare il disagio delle giovani vittime delle prepotenze, che vengono di solito colpite in ambito scolastico. Si trova presso la divisione Pediatrica dell’ospedale Fatebenefratelli. Rimarrà a disposizione di ragazzi e genitori un solo giorno alla settimana, il lunedì. Luca Bernardo, primario di pediatria, ha istituito il servizio assieme a Claudio Mencacci, primario di psichiatria. Il problema non si limita a quegli episodi, particolarmente gravi e clamorosi, ma a detta degli esperti, molto più rilevante è quello che non viene alla luce. La paura di ritorsioni, la sensazione di inadeguatezza per non essere stati in grado di difendersi, spingono i ragazzi e le ragazze oggetto di atti di bullismo a non confidarsi con nessuno. Quindi il fenomeno sfugge alle statistiche, ma si sa per certo che è molto diffuso. Molti, sia tra i genitori sia tra gli insegnanti, tendono a minimizzare sostenendo che si tratta di ragazzate e che gli episodi di prevaricazione tra giovanissimi sono sempre accaduti. Ma il bullismo è qualcosa di più e di diverso. Si tratta di un’oppressione psicologica o fisica, continuata nel tempo, perpetrata da una singola persona o da un gruppo di persone prepotenti nei confronti di un altro, percepito come più debole. Chi ne è vittima, raramente riesce a uscirne da solo, in qualche caso per reazione potrà trasformarsi a sua volta in carnefice. In casi più gravi, il giovane colpito si lascia andare alla depressione e può tentare persino il suicidio. Il bullismo non riguarda solo gli adolescenti emarginati, ma è tra i pochi fenomeni sociali in cui non c’è distinzione né di classe né di ambiente. A tutti i genitori spetta quindi il compito difficile di capire quando i figli stanno patendo queste brutte situazioni. I segnali da cogliere sono: se da buon studente che era, porta a casa brutti voti, oppure se all’improvviso non si sente più di praticare lo sport che lo appassionava, o ancora, se non ha più voglia di frequentare i compagni con cui era solito incontrarsi. Certo, le cause di questi cambiamenti possono essere le più varie. Però, nel dubbio, ora è possibile consultarsi con gli esperti dell’ambulatorio che tra gli obiettivi principali ha quello della prevenzione, realizzabile soltanto con il contributo attivo dei genitori. Ragazzi e genitori possono rivolgersi direttamente alla nuova istituzione prendendo un appuntamento (tel. 02 63632903) o recandosi direttamente al Fatebenefratelli. Il primo incontro si svolge con un adolescentologo, che è quel pediatra specializzato in ragazzi dai 12 ai 18 anni, ossia la fascia d’età colpita dal bullismo. Sarà lui a valutare e capire l’entità e la gravità del caso. Il fine è quello di infondere coraggio. Se vi è la necessità, potrà essere coinvolto anche lo psichiatra, il quale sarà, capace di comprendere fino in fondo tutte le difficoltà di un giovanissimo. Anche in Italia l’aggressività degli adolescenti è aumentata, però ancora vi è la possibilità di correre ai ripari. Speriamo che questo progetto, sarà imitato in tutto il Paese.

mercoledì 15 ottobre 2008

Alghero, lavori per l'ospedale

di Gloria Delogu
Sassari - Inizieranno entro la fine dell’anno i lavori di ristrutturazione dell’Ospedale Civile di Alghero. La stima è stata fatta dall’ASL n.1 che gestisce le procedure riguardanti i lavori di miglioramento del nosocomio algherese. Un’associazione temporanea d’impresa, composta da tre ditte sassaresi, si è aggiudicata la gara d’appalto. Dovrà svolgere e consegnare l’opera finita entro 480 giorni dall’inizio dei lavori. L ’a.t.i. si è aggiudicata la gara per un importo di oltre 3.900 mila Euro. La stipula del contratto è prevista entro la fine del mese, dopo la verifica dei requisiti. I lavori di ristrutturazione dell’ospedale di via Don Minzoni inizieranno con la climatizzazione delle degenze, quindi si procederà alla ristrutturazione vera e propria con l’adeguamento delle barriere architettoniche. Sono previsti anche lavori relativi a prevenzione incendi, scale d’emergenza, bonifica del sottopiano e dell’amianto, e la predisposizione del reparto di gastroenterologia. Lo spostamento di questo reparto permetterà la realizzazione di quello di terapia intensiva polivalente finanziato dalla Regione. Tutto l’iter ha avuto un percorso non facile, perché è stato necessario coordinare diversi progetti e finanziamenti sia regionali, sia ministeriali. E questo ha creato qualche problema burocratico per integrare il progetto della terapia intensiva che è stato finanziato in un secondo tempo.

lunedì 13 ottobre 2008

Fao, emergenza cibo, governo mondiale

di Francesco Carboni

La Fao: Food and agriculture organization of the United Nations (Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura). Nasce nel 1945, sulla base dell’impegno di 44 Paesi. Ha sede a Roma dal 1951 (prima era Washington). La missione è quella di coordinare le azioni internazionali contro la fame nel mondo, aiutare i Paesi in via di sviluppo e in transizione a migliorare agricoltura e pesca, fornire dati e competenze politiche. I membri sono composti da 191 Stati più l’Unione europea (a pari dignità per trattare accordi e valutare linee di comportamento). Lo staff è composto da 3.600 persone (1.600 funzionari e 2000 impiegati), Più della metà opera nella sede centrale di Roma. Il resto è negli uffici in più di cento Paesi. Gli organi sono la Conferenza e il Consiglio (49 Paesi). Il Direttore Generale è il senegalese Jacques Diouf. Il budget 2008 - 2009 è di 929,8 milioni di dollari. A Roma dal 3 al 5 giugno 2008 si è svolto il vertice della FAO. Il primo giorno è stato riservato ai discorsi pronunciati dai capi di Stato e di governo o da altre autorità che guidano le delegazioni nazionali. Il secondo giorno, nella seduta plenaria, sono intervenuti gli “ospiti speciali”. Il terzo giorno, ancora capi di Stato e di governo, ospiti, e un po’ di spazio per le organizzazioni non governative e della società civile. Convocata in una fase contrassegnata dagli aumenti dei prezzi dei cereali, il titolo che le è stato dato è: “Sicurezza alimentare: le sfide del cambiamento climatico e della bioenergia”. Ne hanno parlato il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon e una trentina tra capi di Stato e primi ministri. La Fao è stata utile nel lanciare allarmi, come ha fatto sulla scarsità dell’acqua o sul rischio che le sovvenzioni ai biocarburanti contribuissero a spingere al rialzo i prezzi dei prodotti agricoli. Meno efficace nel realizzare la soluzione dei problemi individuati. Sulle retribuzioni e i trattamenti di favore per le circa 3.600 persone che, in base agli organici, dovrebbero lavorare alla Fao, le indignazioni sono facili. Ma nulla indica che per il mondo sarebbe saggio rinunciare all’esistenza della Fao, incaricata di raccogliere e aggiornare dati sulla materia, favorire l’adozione di normative internazionali, sostenere progetti di sviluppo sul terreno. La Fao conosce quanti cereali ci sono in Africa e in Asia, mercato per mercato, segmento per segmento, condizione geopolitica per condizione geopolitica.
E’ il luogo giusto per valutare. Le manca soltanto un po’ di politica decisionista. Non è facile far prendere decisioni a un’organizzazione con 191 Stati membri più l’Unione Europea. Secondo l’ultimo rapporto trimestrale della Fao, dal titolo “Prospettive del raccolto e situazione del cibo”, in febbraio e marzo, nei Paesi più poveri, i prezzi dei cerali hanno continuato ad aumentare. Effetto del salto in avanti della domanda e dell’esaurimento delle scorte. Il prezzo del riso è quello salito di più a causa dei limiti all’esportazione posti da alcuni Paesi produttori. I rincari hanno determinato scontri in Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Egitto, Etiopia, Filippine, Haiti, Indonesia, Madagascar e Senegal. Gli aumenti dei costi del cibo derivano dall’impennata del petrolio che si riflette su produzione e distribuzione dei prodotti agricoli, dall’incremento della domanda portato dal miglioramento delle abitudini alimentari di Stati in crescita economica come Cina e India, dalla speculazione, dall’estendersi delle coltivazioni per biocarburanti e da altri fattori. Prima la fame era un problema di distribuzione: c’era tanta eccedenza di cibo in Paesi ricchi. Adesso, in tempi di eccesso di domanda e scarsità di offerta, le politiche agricole di Usa ed Europa vanno ripensate.

lunedì 6 ottobre 2008

Sassari, donare il sangue

di Gloria Delogu

Sassari - Il Centro trasfusionale di via Monte Grappa a Sassari, prosegue con l’orario continuato nel primo lunedì del mese, offrendo l’opportunità ai donatori di recarsi presso il centro anche al pomeriggio. Dunque da lunedì 6 ottobre, la struttura sarà aperta dalle 8 alle 18. I donatori devono avere un età compresa fra i 18 e i 65 anni. Donare il sangue, oltre ad essere un fatto di grande altruismo, è un opportunità per effettuare un controllo della propria salute. Infatti il donatore è sottoposto ad una serie di esami che gli consentono di valutare le proprie condizioni, a tutela sia del ricevente sia proprie. Il Centro trasfusionale è aperto dal lunedì al sabato dalle 8 alle 14. Il primo lunedì del mese dalle 8 alle 18. Per informazioni telefonare allo 0792061625/21.