giovedì 18 dicembre 2008

Eluana, discutere senza pregiudizi

di Mauro Piredda
La vicenda di Eluana Englaro ha bisogno di pacatezza e dunque buttiamo già qualche riflessione senza avere l’arroganza di proporre verità. Eluana non è sottoposta ad accanimento terapeutico. Quello lo si ha quando un malato cosciente e molto sofferente viene tenuto in vita con la forza, prolungandone l’agonia. Eluana non è tenuta in vita da cuore o polmone artificiale. Respira e vive autonomamente. Ma siccome è in stato vegetativo deve essere alimentata e idratata col sondino. Dunque non si tratta di staccare una spina che ne provochi la morte nel giro di qualche ora. Occorre invece smettere di alimentarla e dunque di farla morire di fame. Si dice: è in coma e dunque non sentirà le sofferenze di una morte così lunga. Può darsi, ma se staccassimo la spina ai tanti pazienti che sono in coma, i reparti rianimatori finirebbero tutti in cassa integrazione. Però è vero: esiste la Costituzione che garantisce ad ogni cittadino il diritto a non ricevere cure mediche se non le voglia. Perfetto. Allora occorre una legge, quella sul testamento biologico. Un vero testamento sottoscritto davanti ad un notaio che ne certifichi l’autenticità. Si faccia questa legge e allora le tante Eluane sparse per l’Italia avranno il diritto di morire come credono. Ma per adesso questa legge non c’è. E smettere di alimentare Eluana forse è sbagliato.

1 commento:

sarottina ha detto...

credo che abbiate ragione, manca una legge e i politici italiani sono tutti delle m...