di Francesco Carboni
All’apertura del nuovo anno scolastico, per cercare di arginare il fenomeno del bullismo a scuola, il Consiglio dei Ministri ha approvato il ripristino del vecchio voto in condotta. A determinare la bocciatura, però non sarà più il 7, ma il 5. Il ministro dell’istruzione Gelmini ha deciso di rendere obbligatorio lo studio della Costituzione. La nuova materia si chiamerà Educazione alla Costituzione e alla Cittadinanza, e vi saranno dedicate 33 ore all’anno, al posto dell’educazione civica, materia facoltativa. In quest’ottica la quasi sempre vituperata struttura sanitaria pubblica può contare su un ambulatorio formato da un pool di medici specializzati ed esperti in grado di aiutare ad affrontare e superare il disagio delle giovani vittime delle prepotenze, che vengono di solito colpite in ambito scolastico. Si trova presso la divisione Pediatrica dell’ospedale Fatebenefratelli. Rimarrà a disposizione di ragazzi e genitori un solo giorno alla settimana, il lunedì. Luca Bernardo, primario di pediatria, ha istituito il servizio assieme a Claudio Mencacci, primario di psichiatria. Il problema non si limita a quegli episodi, particolarmente gravi e clamorosi, ma a detta degli esperti, molto più rilevante è quello che non viene alla luce. La paura di ritorsioni, la sensazione di inadeguatezza per non essere stati in grado di difendersi, spingono i ragazzi e le ragazze oggetto di atti di bullismo a non confidarsi con nessuno. Quindi il fenomeno sfugge alle statistiche, ma si sa per certo che è molto diffuso. Molti, sia tra i genitori sia tra gli insegnanti, tendono a minimizzare sostenendo che si tratta di ragazzate e che gli episodi di prevaricazione tra giovanissimi sono sempre accaduti. Ma il bullismo è qualcosa di più e di diverso. Si tratta di un’oppressione psicologica o fisica, continuata nel tempo, perpetrata da una singola persona o da un gruppo di persone prepotenti nei confronti di un altro, percepito come più debole. Chi ne è vittima, raramente riesce a uscirne da solo, in qualche caso per reazione potrà trasformarsi a sua volta in carnefice. In casi più gravi, il giovane colpito si lascia andare alla depressione e può tentare persino il suicidio. Il bullismo non riguarda solo gli adolescenti emarginati, ma è tra i pochi fenomeni sociali in cui non c’è distinzione né di classe né di ambiente. A tutti i genitori spetta quindi il compito difficile di capire quando i figli stanno patendo queste brutte situazioni. I segnali da cogliere sono: se da buon studente che era, porta a casa brutti voti, oppure se all’improvviso non si sente più di praticare lo sport che lo appassionava, o ancora, se non ha più voglia di frequentare i compagni con cui era solito incontrarsi. Certo, le cause di questi cambiamenti possono essere le più varie. Però, nel dubbio, ora è possibile consultarsi con gli esperti dell’ambulatorio che tra gli obiettivi principali ha quello della prevenzione, realizzabile soltanto con il contributo attivo dei genitori. Ragazzi e genitori possono rivolgersi direttamente alla nuova istituzione prendendo un appuntamento (tel. 02 63632903) o recandosi direttamente al Fatebenefratelli. Il primo incontro si svolge con un adolescentologo, che è quel pediatra specializzato in ragazzi dai 12 ai 18 anni, ossia la fascia d’età colpita dal bullismo. Sarà lui a valutare e capire l’entità e la gravità del caso. Il fine è quello di infondere coraggio. Se vi è la necessità, potrà essere coinvolto anche lo psichiatra, il quale sarà, capace di comprendere fino in fondo tutte le difficoltà di un giovanissimo. Anche in Italia l’aggressività degli adolescenti è aumentata, però ancora vi è la possibilità di correre ai ripari. Speriamo che questo progetto, sarà imitato in tutto il Paese.
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