di Francesco Carboni
La Fao: Food and agriculture organization of the United Nations (Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura). Nasce nel 1945, sulla base dell’impegno di 44 Paesi. Ha sede a Roma dal 1951 (prima era Washington). La missione è quella di coordinare le azioni internazionali contro la fame nel mondo, aiutare i Paesi in via di sviluppo e in transizione a migliorare agricoltura e pesca, fornire dati e competenze politiche. I membri sono composti da 191 Stati più l’Unione europea (a pari dignità per trattare accordi e valutare linee di comportamento). Lo staff è composto da 3.600 persone (1.600 funzionari e 2000 impiegati), Più della metà opera nella sede centrale di Roma. Il resto è negli uffici in più di cento Paesi. Gli organi sono la Conferenza e il Consiglio (49 Paesi). Il Direttore Generale è il senegalese Jacques Diouf. Il budget 2008 - 2009 è di 929,8 milioni di dollari. A Roma dal 3 al 5 giugno 2008 si è svolto il vertice della FAO. Il primo giorno è stato riservato ai discorsi pronunciati dai capi di Stato e di governo o da altre autorità che guidano le delegazioni nazionali. Il secondo giorno, nella seduta plenaria, sono intervenuti gli “ospiti speciali”. Il terzo giorno, ancora capi di Stato e di governo, ospiti, e un po’ di spazio per le organizzazioni non governative e della società civile. Convocata in una fase contrassegnata dagli aumenti dei prezzi dei cereali, il titolo che le è stato dato è: “Sicurezza alimentare: le sfide del cambiamento climatico e della bioenergia”. Ne hanno parlato il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon e una trentina tra capi di Stato e primi ministri. La Fao è stata utile nel lanciare allarmi, come ha fatto sulla scarsità dell’acqua o sul rischio che le sovvenzioni ai biocarburanti contribuissero a spingere al rialzo i prezzi dei prodotti agricoli. Meno efficace nel realizzare la soluzione dei problemi individuati. Sulle retribuzioni e i trattamenti di favore per le circa 3.600 persone che, in base agli organici, dovrebbero lavorare alla Fao, le indignazioni sono facili. Ma nulla indica che per il mondo sarebbe saggio rinunciare all’esistenza della Fao, incaricata di raccogliere e aggiornare dati sulla materia, favorire l’adozione di normative internazionali, sostenere progetti di sviluppo sul terreno. La Fao conosce quanti cereali ci sono in Africa e in Asia, mercato per mercato, segmento per segmento, condizione geopolitica per condizione geopolitica.
E’ il luogo giusto per valutare. Le manca soltanto un po’ di politica decisionista. Non è facile far prendere decisioni a un’organizzazione con 191 Stati membri più l’Unione Europea. Secondo l’ultimo rapporto trimestrale della Fao, dal titolo “Prospettive del raccolto e situazione del cibo”, in febbraio e marzo, nei Paesi più poveri, i prezzi dei cerali hanno continuato ad aumentare. Effetto del salto in avanti della domanda e dell’esaurimento delle scorte. Il prezzo del riso è quello salito di più a causa dei limiti all’esportazione posti da alcuni Paesi produttori. I rincari hanno determinato scontri in Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Egitto, Etiopia, Filippine, Haiti, Indonesia, Madagascar e Senegal. Gli aumenti dei costi del cibo derivano dall’impennata del petrolio che si riflette su produzione e distribuzione dei prodotti agricoli, dall’incremento della domanda portato dal miglioramento delle abitudini alimentari di Stati in crescita economica come Cina e India, dalla speculazione, dall’estendersi delle coltivazioni per biocarburanti e da altri fattori. Prima la fame era un problema di distribuzione: c’era tanta eccedenza di cibo in Paesi ricchi. Adesso, in tempi di eccesso di domanda e scarsità di offerta, le politiche agricole di Usa ed Europa vanno ripensate.
E’ il luogo giusto per valutare. Le manca soltanto un po’ di politica decisionista. Non è facile far prendere decisioni a un’organizzazione con 191 Stati membri più l’Unione Europea. Secondo l’ultimo rapporto trimestrale della Fao, dal titolo “Prospettive del raccolto e situazione del cibo”, in febbraio e marzo, nei Paesi più poveri, i prezzi dei cerali hanno continuato ad aumentare. Effetto del salto in avanti della domanda e dell’esaurimento delle scorte. Il prezzo del riso è quello salito di più a causa dei limiti all’esportazione posti da alcuni Paesi produttori. I rincari hanno determinato scontri in Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Egitto, Etiopia, Filippine, Haiti, Indonesia, Madagascar e Senegal. Gli aumenti dei costi del cibo derivano dall’impennata del petrolio che si riflette su produzione e distribuzione dei prodotti agricoli, dall’incremento della domanda portato dal miglioramento delle abitudini alimentari di Stati in crescita economica come Cina e India, dalla speculazione, dall’estendersi delle coltivazioni per biocarburanti e da altri fattori. Prima la fame era un problema di distribuzione: c’era tanta eccedenza di cibo in Paesi ricchi. Adesso, in tempi di eccesso di domanda e scarsità di offerta, le politiche agricole di Usa ed Europa vanno ripensate.
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