di Francesco Carboni
Il Volontariato Internazionale (V.I.) è caratterizzato dalla decisione di lasciare la propria Patria e di recarsi presso un altro popolo per un periodo di tempo che consenta effettivamente di inserirsi nella cultura locale per realizzare insieme un progetto di sviluppo. Concettualmente e spiritualmente, il volontariato internazionale è una forma, per così dire, piu matura di volontariato, che comporta un maggiore impegno, forti motivazioni e precisi obiettivi e che presuppone una seria e precisa progettualita di intervento. La scelta di fare il volontario, anche se è limitata ad alcuni anni, è comunque una scelta di vita in senso totale. Questo induce a considerarla una vocazione precisa perchè l’atteggiamento interiore di donazione è votato al servizio senza condizioni. Lo sforzo di inculturarsi, l’apprendimento della lingua del posto, l’impegno per il dialogo, sono e devono essere il segno di una scelta di un cammino umano che privilegia il rapporto interpersonale e tende a trasformare le strutture che generano ingiustizia e violenza. Cosi facendo il volontariato è operatore di pace.
Certo, il volontario deve possedere caratteristiche ben definite per svolgere questo compito: anzitutto la maturità e l’equilibrio psico-affettivo, poi una professionalità specifica, utili allo sviluppo della comunità in cui svolgerà il suo servizio. Il volontariato richiama normalmente un’idea di azione, di laboriosità e di efficienza. Questo è vero. Ma è solo la punta di un iceberg: “Essere volontario” è una virtù interiore e come tale và seminata, fatta crescere, perché esige delle scelte costose e progressive; esige un itinerario educativo, delle tappe e delle verifiche. L’elemento determinante è “possedere e guidare la propria vita”, decidere dal profondo le proprie scelte; il quadro dei valori e delle motivazioni deve precedere, almeno come logica, quello dell’incontro con le persone, delle emozioni, delle situazioni di necessità “dell’altro”, del povero. Dunque, non devono essere il movente delle nostre decisioni, ma semplicemente l’occasione dell’impatto concreto. In fondo un volontario non è tale quando “parte” e perchè parte. Ma lo è per la tensione che unifica tutta la sua vita. Ovunque si trovi.
Certo, il volontario deve possedere caratteristiche ben definite per svolgere questo compito: anzitutto la maturità e l’equilibrio psico-affettivo, poi una professionalità specifica, utili allo sviluppo della comunità in cui svolgerà il suo servizio. Il volontariato richiama normalmente un’idea di azione, di laboriosità e di efficienza. Questo è vero. Ma è solo la punta di un iceberg: “Essere volontario” è una virtù interiore e come tale và seminata, fatta crescere, perché esige delle scelte costose e progressive; esige un itinerario educativo, delle tappe e delle verifiche. L’elemento determinante è “possedere e guidare la propria vita”, decidere dal profondo le proprie scelte; il quadro dei valori e delle motivazioni deve precedere, almeno come logica, quello dell’incontro con le persone, delle emozioni, delle situazioni di necessità “dell’altro”, del povero. Dunque, non devono essere il movente delle nostre decisioni, ma semplicemente l’occasione dell’impatto concreto. In fondo un volontario non è tale quando “parte” e perchè parte. Ma lo è per la tensione che unifica tutta la sua vita. Ovunque si trovi.
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